Intervista a Antonio Jasevoli e Mauro Smith a cura di Mayra Sosa di Live Time Magazine.

Sessioni di libere improvvisazione nate per caso durante una vacanza in montagna, con una rudimentale strumentazione “da viaggio”, The Wolf Session esprimono l’essenza della libera improvvisazione caratterizzata da alcune connotazioni tipiche dello stile e della poetica dei musicisti in questione, ispirati dal contesto magico ed intenso dell’ambiente circostante.

Difficile da definire, la musica oscilla tra sonorità classiche e delicate della jazz guitar a momenti più aggressivi, laceranti, con riff e grooves potenti, una sorta di “free grunge jazz”, sempre densa di linguaggi emozionali intensi, poetici e crudi, rischiosi e privi di alcuna maschera patinata.

Attraverso questa breve intervista vediamo cosa hanno da dirci questi due artisti, ricchi di esperienze musicali e di vita, che si sono fusi in questo progetto “The Wolf Sessions”.

Intervista con ANTONIO JASEVOLI e MAURO SMITH:

Come nasce questa vostra collaborazione o meglio fusione?

CI CONOSCIAMO DA MOLTI ANNI, MA NON AVEVAMO MAI SUONATO INSIEME FINO AD UN PAIO DI ANNI FA… POI, RINCONTRANDOCI DOPO MOLTI ANNI ABBIAMO INIZIATO A FARE SESSIONI DI IMPROVVISAZIONE PER NOSTRO DILETTO, E VISTO CHE FUNZIONAVA SIAMO ANDATI AVANTI FINO ALLA REALIZZAZIONE DI QUESTO CD.

Antonio Jasevoli e Mauro Smith, siete esempio per altri che vogliono intraprendere questa carriera musicale, e “THE WOLF SESSIONS” si caratterizza di una libera improvvisazione, diremmo improvvisazione proprio grazie alla vostra esperienza. C’è qualche chitarrista giovane che vi entusiasmi particolarmente?

CI SONO TANTISSIMI CHITARRISTI GIOVANI CHE APPREZZIAMO MOLTO PER LA PREPARAZIONE TECNICA E MUSICALE, POCHISSIMI CHE APPREZZIAMO ANCHE PER LA MATURITA’ ARTISTICA ED ESPRESSIVA. PURTROPPO SPESSO AI GIOVANI MANCA LA VITA VISSUTA, ED E’ NELLA NATURA DELLE COSE, QUINDI SONO MOLTO D’ACCORDO NELL’AIUTARE I GIOVANI, MA CONTINUIAMO AD APPREZZARE ANCHE I MUSICISTI ADULTI, CHE QUASI SEMPRE HANNO RAGGIUNTO LA PIENA MATURITA’ ARTISTICA E MUSICALE, ED HANNO TANTA ESPERIENZA E COSE DA RACCONTARE. C’E’ UNA TENDENZA A CONSIDERARE I MUSICISTI A “SCADENZA” PER CUI SE HAI PIU’ DI 30 ANNI SEI FUORI MERCATO… QUESTO DERIVA DIRETTAMENTE DALLA DEFORMAZIONE DELLA CULTURA MUSICALE, DOVE TUTTO DIVENTA PERFORMATIVO. QUINDI L’ADOLESCENTE CHE CANTA COME PAVAROTTI STUPISCE ED E’ COMMERCIABILE, MENTRE IL CINQUANTENNE CHE ESPRIME ARTE E’ IGNORATO E FUORI MERCATO. IN ITALIA E NON SOLO, ESISTONO ETICHETTE CHE PRODUCONO SOLO MUSICISTI UNDER 30, PERDENDOSI TANTE OPPORTUNITA’ DI DARE SPAZIO A MUSICISTI PIU’ ADULTI CHE DI SICURO HANNO ANCORA TANTO DA DIRE. SPESSO L’ARTISTA RAGGIUNGE I MASSIMI LIVELLI DI ESPRESSIONE CON IL TEMPO E LE ESPERIENZE, PASSANDO ATTRAVERSO UNA RICERCA TECNICO ESPRESSIVA DI DECENNI.QUINDI AIUTIAMO I GIOVANI CERTAMENTE MA NON ESTREMIZZIAMO QUESTA TENDENZA ESCLUDENDO I MENO GIOVANI. PENSIAMO A SEGOVIACHE OTTANTENNE ERA UN MUSICISTA ANCOR PIU’ STRABILIANTE DI QUANTO AVEVA 25 ANNI. E COME LUI TANTI ALTRI.

Quali diresti che sono le vostre influenze più importanti come musicisti?

ANTONIO: TANTE, DALLA MUSICA CLASSICA AL JAZZ, ROCK BLUES, ELETTRONICA, MUSICA ETNICA… TUTTO CONFLUISCE NEL MIO LINGUAGGIO RENDENDOLO APPUNTO MIO.

Come vedete l’insegnamento di musica e chitarra in Italia?

ANTONIO: DECISAMENTE PIU’ DIFFUSO RISPETTO A QUALCHE DECENNIO FA. L’INSEGNAMENTO DEI LINGUAGGI ALTERNATIVI ALLA MUSICA CLASSICA E’ ENTRATO NEI CONSERVATORI E SEPPUR A FATICA E’ SEMPRE PIU’ RICONOSCIUTO.

La musica è terapeutica in alcuni casi, ma secondo voi fino a che punto lo è per un musicista?

ANTONIO: PERSONALMENTE PENSO CHE COME OGNI ATTIVITA’ ARTISTICA LO SIA PER TUTTI, ASCOLTATORI E MUSICISTI.

Pensate che un musicista ha bisogno di lasciare la propria terra, il proprio paese per emergere e avere successo?

ANTONIO: ANNI FA QUESTO ERA VERO, ATTUALMENTE NON CREDO SIA INDISPENSABILE, GRAZIE AD INTERNET ED ALLE NUOVE TECNOLOGIE, ANCHE SE CREDO CHE CI SIANO LUOGHI DOVE LA MUSICA E’ CONSIDERATA MAGGIORMENTE E CHE POSSONO ESSERE QUINDI PIU’ STIMOLANTI.

E dopo questo progetto collaborerete insieme in altre produzioni?

ANTONIO: CERTAMENTE, QUESTO DUO RAPPRESENTA UN NUCLEO CHE VIVE DI VITA PROPRIA MA CHE ACCOGLIE OSPITI DI VOLTA IN VOLTA, DIVENTANDO ALT



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